Manuel Felisi Official Site | Massiminiano Mutarelli - Manuel Felisi Official Site
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Manuel Felisi
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Massiminiano Mutarelli

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IDROMETEORE

Vanno, vengono, per una vera mille sono finte
e si mettono lì tra noi e il cielo
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia
(Fabrizio De André, Le Nuvole, 1990)

In questa prima parte del nuovo millennio, l’umanità attraversa una dietro l’altra diverse e difficili crisi. A partire dai pericoli portati dal terrorismo, incrociando il crollo dei sistemi finanziari, riflussi di ideologie similmedievali, disastri ambientali, guerre locali, siamo arrivati a metà anno con un debito d’ossigeno importante, tanto è stato l’affanno che ci ha preso per sopportare una pandemia, un conflitto internazionale ed una siccità crudele.
E siccome il mondo cambia e ci costringe a seguirne le rotazioni, in questi ultimi mesi siamo stati costretti a diventare diversi da prima. Delle volte irrimediabilmente diversi.
In questa tempesta di sabbia, anche l’Arte come l’abbiamo sempre intesa si è sotto molti aspetti reinventata e, pur di mantenere il ruolo ancestrale d’interprete di ogni contemporaneità, ha indossato più che volentieri gli abiti digitali degli Nft e dei social network, oppure ha pensato bene di rifugiarsi nelle sicure vesti del Novecento, riabilitando le opere da cavalletto, i generi come la ritrattistica e la pittura nervosa di fine secolo.


Nato a cavallo di queste due epoche e membro effettivo ed a tutti gli effetti della leggendaria Generazione X, Manuel Felisi si è ritrovato – come tutti noi – piuttosto spaesato dalle terribili novità incluse nei cambiamenti epocali di cui sopra, ed ha provato a resettare il radar. Per anni è andato avanti cercando di captare il gusto e la sensibilità della sua gente e del suo tempo, gettandosi nella mischia del mercato dell’arte con lavori ben congegnati e dal gusto fine, certo ingenui ma genuini, certo facili ma piacevoli.
Un allenamento intensivo composto da visite a fiere ed a gallerie ibride, un po’ esposizioni un po’ happening, dei primi anni del duemila e diverse lezioni apprese appoggiando il suo sigaro sopra le scrivanie di collezionisti e curatori, ne hanno poi sviluppato la ricerca.
Così la sua crescita personale e la sua barba proverbiale, parallelamente alla sua crescita artistica e professionale, lo hanno portato a diventare finalmente un pittore completo, con uno stile inedito ed originale, in grado di sostenere eventi internazionali offrendo ad un pubblico sempre più competente quadri ampi e componibili, installazioni minimaliste e persino poetici interventi multimediali.


Le campiture di colore arricchite da decorazioni e rese materiche da garze, carte, resine, hanno dominato la sua produzione, fornendo il sottosuolo ideale per depositare idee, ricordi e suggestioni in formato fotografia, rendendo plastico il suo progetto ed il processo mentale incentrato sul riscatto della memoria, svincolandola dall’essere solo un cumulo di nostalgia e rimpianti, semmai elevandola a conoscenza e coscienza di sé e degli altri: una storia collettiva ad imitazione del lavoro della Natura, che stratifica ere geologiche e materie prime ubbidendo alle regole della forza di gravità, con quell’irresistibile spinta verso il nucleo, ovvero verso il nocciolo, di tutte le questioni.


Ora, le granitiche certezze di Manuel Felisi hanno incontrato la resistenza di questi tempi difficili, e la crisi collettiva di riflesso e per riflesso ha scardinato in parte la sua poetica, costringendolo a rivedere le cose, od a cercare di vederle meglio.
Ecco perché aprendo le pagine di questo catalogo – e dopo aver visitato la mostra – chi ne conosce bene il lavoro rimarrà in un primo momento smarrito.
La stampa fotografica è scomparsa, ed al suo posto è tornata di prepotenza la pittura, ed il gesto e l’astrazione. Dai silenzi di Ghirri si passa insomma alla frenesia di Pollock, dal candore neoclassico si approda casomai alla leggerezza della Pop Art. Gli interventi da “post-produzione” sono al minimo, e le tele sono grasse di colore acido e sporche di tratti grossolani. E poi, sopra tutto, e come giusto che sia, arrivano le nuvole. Bianche e azzurre, sfumate nelle tinte pastello, cariche come prima di un temporale, sono loro la sostanziale novità di questa ultima produzione di Felisi.
Come in un affresco settecentesco, le tonalità rosa e arancio regalano luce ai cirri ed ai nembi, ma qui l’assenza del divino è lampante e dunque qualcos’altro si nasconde dietro. O sotto, ci viene da dire, visto che al pari di un algoritmo da blockchain, il nostro pittore immette nel suo recinto creativo un elemento conseguente a tutto il repertorio visivo: in effetti, ad uno che ha fatto scendere la pioggia sopra un pianoforte (“Sinfonia”, 2011), congelato quadri e vestiti (“Menoventi”, 2013), disegnato col ghiaccio (“La Memoria dell’acqua”, 2018) e dipinto cieli (“Vertigini”, 2021), mancavano giusto le nuvole per – anche se sembra un gioco di parole – completare il quadro.

Dunque sotto, sopra, in mezzo, ci siamo sempre noi, e lui, con le sue visioni e le sue paure. Anche perché ognuno risponde come può a periodi di crisi così epocali, e Manuel Felisi risponde sempre con l’Arte.
Oltretutto la vanga con cui dissotterra dagli strati precedenti la pittura pura, produce il risultato di metterci di fronte ad un’altra inedita e meravigliosa suggestione. Le tonalità spray rotte dal movimento, la tela in cotone che si sfibra ed i colpi di bianco lucente ci riportano a quelle pareti scrostate degli affreschi delle chiesette di campagna; o a certe ridipinture tipiche del Cinquecento, dove sotto a meravigliosi torsi nudi e paesaggi idilliaci si annidano quasi cieli stellati o antichi ritratti; o ancora alle mura delle ville di Pompei, dove le prime pitture potenti degli artisti classici esaltavano al massimo quel linguaggio inconsapevolmente diventato il testimone indispensabile per farci conoscere le meraviglie di quel mondo, sepolto da una catastrofe di fuoco e lava.

E così come quell’arte antica, quelle pareti e quei templi hanno sempre bisogno di un intervento di restauro, così anche questo nostro pianeta – fotografato con malinconia da Felisi in queste sue tele che hanno la forza di un messaggio – ancorché sempre più in mezzo a delle tempeste, ha un bisogno urgente di essere tutelato e meglio conservato.

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